trasformazione digitale musei

Musei e trasformazione digitale.
Un’opportunità per valorizzare i Beni e le Attività Culturali in Italia.

 

 

La trasformazione digitale è un dato di fatto, un moto irreversibile che richiede attenzione e aggiornamento costante non solo da parte dell’industria in generale, ma anche da parte di chi gestisce il nostro patrimonio culturale.

In Italia, così come in Europa, la domanda di turismo culturale è in continuo aumento e rappresenta uno dei segmenti più significativi del mercato. Valorizzare e promuovere in “chiave digitale” i beni artistici e il turismo a essi collegato, vuol dire avere una visione strategica capace di dare nuova vita al Made in Italy.

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Quali sono le soluzioni che si possono sviluppare?

Realtà virtuale, realtà aumentata e nuovi modelli di fruizione del territorio e del patrimonio artistico, sono la via da seguire perché, proprio in questo campo, possono esprimere al meglio tutto il loro potenziale. Peccato che, nei musei italiani, le tecnologie digitali fatichino a decollare. I dati congiunti dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali e dell’Istat (2015), dimostrano che solo il 20% di 4.976 musei italiani presi a campione dispone di allestimenti interattivi, il 13% offre l’opportunità di effettuare una visita virtuale e il 9% ha una propria app.
I dati dell’anno successivo documentano però un atteggiamento più positivo nei confronti dei social network. Il 52% dei musei ha un profilo social, la maggiore presenza è registrata su Facebook, seguono Twitter e Instagram.

All’estero le cose vanno meglio e sono ormai molte le case history  documentate relative all’utilizzo di strumenti digitali per la promozione degli eventi, delle esposizioni e della propria notorietà.

Qui il caso della Tate e della sua strategia digitale.
Oppure, l’esempio del Museo di Storia della Battaglia di San Jacinto (USA), dove i curatori sono stati capace di creare un’esperienza d’uso coinvolgente per tutti: dagli studenti agli studiosi di storia.
Un altro esempio può essere lo studio approfondito su come i nuovi media abbiano trasformato il The National Palace Museum (NPM) di Taipei, Taiwan, in un museo digitale.

Questi sono solo alcuni degli innumerevoli modelli che dovrebbero essere fonte d’ispirazione e innovazione per i nostri musei.

E in Italia, cosa succede?

La digitalizzazione è in fase di sviluppo e crescita. Tra i casi degni di nota ci sono:

Gli Uffizi Virtual Experience, la prima mostra virtuale interattiva che si è svolta alla Fabbrica del Vapore di Milano e ha portato i capolavori della Galleria degli Uffizi in tour. Grazie a oltre 1150 immagini digitali, i visitatori hanno potuto visualizzare tutte le opere ma, soprattutto, condividerle da mobile sui loro social network.
Il Museo Salvatore Ferragamo a Firenze dove, con la mostra Tra Arte e Moda (fonte: SMAU), la produzione Ferragamo viene raccontata attraverso touchscreen, mood board, QR code e videoinstallazioni.

Cosa vuol dire trasformazione digitale?

Trasformazione digitale vuol dire innanzitutto “formazione”: a partire dai membri dello staff dirigenziale per arrivare al personale dipendente. Formazione che, per quanto riguarda l’Italia, solo in questi ultimi anni sta prendendo piede.
La sfida di oggi per i siti archeologici, le biblioteche, i musei, gli archivi e le città d’arte è senza dubbio quella di comunicare in modo nuovo per essere più vicini alle esigenze di conoscenza degli utenti, le cui aspettative in termini di customer experience, sono in continua evoluzione.

Oggi, i curatori scrivono regolarmente le loro mostre e il personale coinvolto nei progetti di ricerca e apprendimento si sta occupando, in parallelo, dei blog che, nel prossimo futuro, saranno considerati parte attiva del loro lavoro. Rispondere al bisogno di contenuti di qualità offre l’opportunità di guadagnare una crescente reputazione online e diventare il punto di riferimento per una community interessata. Attraverso siti web, social media, e-mail, ecc., è possibile distribuire contenuti editoriali, programmi e progetti dal valore duraturo. Anche l’organizzazione delle risorse umane e del lavoro all’interno dei musei dovrà essere oggetto di un’importante innovazione: il digitale non sarà più competenza di un unico dipartimento ma diventerà parte integrante delle attività quotidiane di ogni individuo.

Trasformazione digitale, un processo complesso da realizzare ma davvero indispensabile per far sì che i musei del futuro si trasformino in luoghi dell’esperienza e della condivisione.